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Iadi
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In mwdgastronomia, le mwdwIadi (pronuncia [ˈiː.adi]) sono un celebre e brillante mweqammasso aperto visibile nella mwegcostellazione del Toro. Di fatto, rappresentano la testa dell'animale indicato dalla costellazione. Si tratta dell'ammasso aperto più vicino a noi.

Contents

Note
Libri

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Osservazione amatoriale

Il gruppo delle Iadi si distingue con grande facilità anche a mwggocchio nudo: nel cielo dell'inverno boreale si presenta molto alto sopra l'orizzonte e appare come un grande addensamento di mwgwstelle disposte a formare una sorta di grande "V"; la sua stella apparentemente più luminosa è la mwhagigante rosso-arancio mwhqAldebaran, in realtà l'unica fra le stelle visibili in questa direzione a non appartenere fisicamente all'ammasso, in quanto più vicina a noi. Lo strumento più indicato in assoluto per la sua osservazione è il mwhgbinocolo, che consente di risolvere completamente l'ammasso, rivelandone tutte le sue componenti, nonché di comprenderlo interamente nella visuale; uno strumento più grande infatti riuscirà a mostrarne soltanto una parte per volta, essendo quello delle Iadi un ammasso molto esteso.

Storia delle osservazioni

Il gruppo delle Iadi è noto fin dalle epoche più remote; il suo nome attuale risale però all'epoca dell'mwiqAntica Grecia, quando, attorno al mwig1000 a.C., fu menzionato in alcuni testi. Secondo la mwiwmitologia greca, le mwjaIadi erano le mwjqninfe figlie di mwjgAtlante, il mwjwtitano condannato a trasportare il mwkaglobo terrestre sulle sue spalle per l'eternità, ed Etra; dall'unione fra Atlante e mwkgPleione erano nate le ninfe mwkwPleiadi, pertanto i due gruppi di ninfe erano sorellastre, avendo il padre in comune. Non a caso dunque, i Greci chiamarono con questi due nomi due ammassi di stelle posti a breve distanza l'uno dall'altro.

In mwlqepoca romana, le Iadi erano invece note come mwlgSidus Hyantis, le apportatrici di pioggia. In epoca contemporanea, il loro sorgere nelle ore serali e il loro progressivo avanzamento in cielo indica, nell'mwlwemisfero boreale, l'arrivo della fredda stagione invernale; il loro levare è anticipato dalle mwmaPleiadi. Nell'mwmqemisfero australe, invece, il levarsi delle Iadi coincide con l'arrivo dei grandi caldi estivi, e rimangono visibili, in direzione nord, fino alla fine dell'estate australe.

Caratteristiche

L'ammasso delle Iadi è il più vicino alla mwoaTerra; ciò giustifica la sua grande visibilità e il suo aspetto meno concentrato rispetto agli altri ammassi aperti; il suo centro si trova infatti ad appena 151 mwoqanni luce da noi. La mwogstella più luminosa nella direzione dell'ammasso è mwowAldebaran, che però non ne fa parte (si trova a circa metà strada tra noi e l'ammasso); senza contare Aldebaran, ci sono circa 300 stelle che sono membri accertati o probabili dell'ammasso. La maggior parte di queste non sono visibili a occhio nudo, ma si mostrano bene anche in un piccolo binocolo.

Le quattro stelle più brillanti delle Iadi sono tutte mwpqgiganti rosse che hanno iniziato la loro vita come massicce mwpgstelle di classe A e sono poi evolute al di fuori della mwpwsequenza principale;cite-ref-1[1] si trovano tutte a pochi anni luce l'una dall'altra. I loro nomi secondo la mwranomenclatura di Bayer sono mwrqγ Tauri, mwrgδ1 Tauri, mwrwε Tauri e mwsaθ2 Tauri.

Le stelle delle Iadi sono associate tra di loro, nel senso che si stanno muovendo approssimativamente nella stessa direzione e alla stessa velocità all'interno della mwsgVia Lattea; apparentemente si stanno muovendo a una velocità di circa 46mwsw km/s verso un punto situato alcuni gradi a est della brillante stella mwtaBetelgeuse. Ripercorrendo all'indietro il loro movimento, si scopre che le Iadi si trovavano molto più vicine al Sole in un periodo stimato intorno agli 1,1 milioni di anni fa, e che le componenti dell'ammasso si trovavano tutte all'incirca in un singolo punto 600 milioni di anni fa, un risultato spiegato dalla teoria, comune per un ammasso aperto, che si siano formate dalla stessa mwtqnebulosa. Questo moto comune fu dimostrato solo nel mwtg1908 dall'astronomo mwtwLewis Boss. Le stelle del mwuaPresepe, un altro ammasso aperto nelle vicinanze, potrebbero anch'esse essere legate all'ammasso delle Iadi.cite-ref-seds-2-0[2]

Gran parte delle stelle delle Iadi presentano un alto tasso di mwyametallicità e un colore tendente al giallo o all'arancione, colori tipici delle stelle di mwyqclasse spettrale G o K, indice dell'età relativamente avanzata dell'ammasso, la quale è appunto stimata sui 625 milioni di anni.cite-ref-4[4] Al gruppo sarebbe associata anche la stella mwzgι Horologii, posta apparentemente a grande distanza dalle Iadi poiché molto più vicina a noi. Le Iadi sono oggetto di studio anche per individuare eventuali mwzwpianeti extrasolari, a causa della metallicità delle sue stelle.cite-ref-vauclair-5-0[5]

In dicembre 2017, nell'ammasso intorno alla stella EPIC 247589423 è stato scopertocite-ref-6[6] un sistema planetario costituito da tre pianeti.cite-ref-7[7]

Uno studio pubblicato nel 2023cite-ref-8[8] ipotizza che all'interno della zona centrale dell'ammasso delle Iadi ci potrebbero essere due o tre mwewbuchi neri. Gli autori hanno elaborato delle simulazioni e li hanno confrontati con i dati di mwfaGaia, il satellite dell'mwfqAgenzia spaziale europea (ESA) che ha mappato la posizione e il moto di oltre un miliardo di stelle nella nostra galassia. I risultati mostrano che i moti delle stelle osservati sono meglio spiegate dai modelli se vi si include in essi la presenza di 2 o 3 buchi neri.

Note

cite-note-11. mwhaKaler, Jim, mwhqmwhgHyadum I (Gamma Tauri), su mwhwastro.uiuc.edu mwia(archiviato dall'mwiqurl originale il 3 luglio 2008).
cite-note-seds-22. mwjqmwjgmwjwInformation on the Hyades from SEDS, su mwkaseds.org mwkq(archiviato dall'mwkgurl originale il 16 maggio 2008).
cite-note-31. mwlgmwlwM. Perryman et al., 1998.
cite-note-44. mwnaPerryman, M.A.C., et al., mwnqmwngThe Hyades: distance, structure, dynamics, and age, in mwnwAstronomy & Astrophysics, vol.mwoa 331, 1998, pp.mwoq 81-120.
cite-note-vauclair-55. mwpqS. Vauclair mwpget al., mwpwThe exoplanet-host star iota Horologii: an evaporated member of the primordial Hyades cluster., 2008, mwqaDOI:mwqq10.1051/0004-6361:20079342, mwqgarXiv:mwqw0803.2029v1., annunciato in mwraEmily Baldwin, mwrqmwrgThe Drifting Star, su mwrwastronomynow.com. mwsaURL consultato il 18 aprile 2008 mwsq(archiviato dall'mwsgurl originale il 21 aprile 2008).
cite-note-66. mwtg(mwtwmwuaEN) Andrew W. Mann, Andrew Vanderburg et al., mwuqZodiacal Exoplanets in Time (ZEIT). VI. A Three-planet System in the Hyades Cluster Including an Earth-sized Planet (mwugabstract), in mwuwThe Astronomical Journal, vol.mwva 155, n.mwvq 1, 7 dicembre 2017, mwvgDOI:mwvw10.3847/1538-3881/aa9791.
cite-note-77. mwww(mwxamwxqEN) mwxgmwxwNASA Finds a Three-Planet System in Hyades Cluster, su mwyabeyondsciencetv.com, 26 ottobre 2017. mwyqURL consultato il 17 dicembre 2017 mwyg(archiviato dall'mwywurl originale il 22 dicembre 2017).
cite-note-88. mwzw(mw0amw0qEN) S. Torniamenti, M. Gieles, Z. Penoyre, T. Jerabkova, L. Wang e F. Anders, mw0gmw0wStellar-mass black holes in the Hyades star cluster?, in mw1aMonthly Notices of the Royal Astronomical Society, vol.mw1q 524, n.mw1g 2, 2023, pp.mw1w 1965-1986, mw2aDOI:mw2q10.1093/mnras/stad1925, mw2garXiv:mw2w2303.10188.

Bibliografia

Articoli scientifici

• citerefperryman1998(EN) M. A. C. Perryman et al., The Hyades: distance, structure, dynamics, and age, in Astronomy and Astrophysics, vol. 331, 1998, pp. 81-120, Bibcode:1998A%26A...331...81P, DOI:10.48550/arXiv.astro-ph/9707253.

Libri

• mw4w(EN) Stephen James O'Meara, Deep Sky Companions: The Caldwell Objects, Cambridge University Press, 2003, ISBN 0-521-55332-6.

Carte celesti

• mw5wToshimi Taki, Taki's 8.5 Magnitude Star Atlas, su geocities.jp, 2005. URL consultato il 7 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2018). - Atlante celeste liberamente scaricabile in formato PDF.
• mw6qTirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume I - The Northern Hemisphere to -6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-14-X.
• mw6wTirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0 - Second Edition, Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.
• mw7qTirion, The Cambridge Star Atlas 2000.0, 3ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 2001, ISBN 0-521-80084-6.

Voci correlate
Altri progetti

Altri progetti

• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Iadi

Collegamenti esterni

• mw-qLe Pleiadi e le Iadi, su webmail.oapd.inaf.it.
• mwaqeLe Iadi, Melotte 25, su astrolink.mclink.it.
• mwaqmToro e Iadi, su deepspace.it. URL consultato il 17 settembre 2008 (archiviato dall'url originale il 9 maggio 2006).
• mwaqu(EN) Information on the Hyades from SEDS, su seds.org. URL consultato il 17 settembre 2008 (archiviato dall'url originale il 16 maggio 2008).
• mwaqc(EN) Astronomy Picture of the Day, su antwrp.gsfc.nasa.gov.
• mwaqk(EN) mwaqoWEBDA open cluster database website for Hyades cluster - E. Paunzen (Univ. Vienna)
• mwaqw(EN) mwaq0Distance to the Hyades undergraduate lab - J. Lucey (University of Durham)